venerdì 12 marzo 2010

Andrew Lloyd Webber e l’Ontopsicologia

Il 22 marzo prossimo il celeberrimo compositore inglese Andrew Lloyd Webber compirà 62 anni, una vita di musica e successi, dalle prime collaborazioni con Tim Rice nel 1965 alla canzone “It’s my time”, scritta per rappresentare il Regno Unito a Mosca in occasione dell’Eurofestival 2009. Una vita soprattutto di musical, indimenticabili ed in continua programmazione in tutto il mondo. “Jesus Christ Superstar”, “Evita”, “Cats”, etc. sono ormai parte integrante dell’immaginario collettivo su tutto ciò che è il connubio tra teatro e musica. Tuttavia, l’opera di Webber più conosciuta e amata dal pubblico è indubbiamente “The Phantom of the Opera” (Il Fantasma dell’Opera), per il quale il compositore ha annunciato di stare progettando un sequel.

Diversi i tentativi di spiegare perché questa insolita storia coinvolge tanto. Ecco alcune delle critiche più frequenti: “Perché è un archetipo di horror di cui il cinema e il teatro si sono occupati tanto, per cui la gente può arrivare ad immaginare tutto prima che sia finito, sentendosi partecipe ed acculturata” … “Perché parole e musica sono in simbiosi armonica perfetta” … “Perché è stato il primo musical a portare una scenografia portentosa che mai si era vista fino ad allora. Il cerone che si scioglie sotto gli occhi degli spettatori, il lampadario che si plana sulla platea, il lago e i candelieri, la masquerade sontuosa di costumi curati nel particolare, anche quello della comparsa” … “Perché ha reimmesso il concetto di politically correct del rispetto per il mostro portato avanti successivamente dalla favola disneyana La Bella e la Bestia” … “Perché è la storia di un amore romantico che non conosce barriere, che inevitabilmente si ritaglia un posto d’onore nell’immaginario collettivo”…

Durante una conferenza al Marriott di New York, dopo aver assistito alla rappresentazione di Broadway del 6 gennaio 2001, Antonio Meneghetti ha affermato: “Quando Webber ha composto la musica aveva in mente qualcosa di preciso nel suo ideale. Forse voleva comunicare questo tipo di messaggio: un grande artista sa costruire l’architettura per la gioia di un piacere esistenziale nella speranza che ci sia un incontro, una similitudine con qualcuno che sappia capire la sua musica. Invece nella sua arte entrano tanti attori che usano il suo genio, il suo cuore, la sua superiorità senza capirla”.

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